🇮🇹 Come sarà l’Anno del Cavallo per la moda? – Cool Haunted by nss magazine
Collezioni, previsioni e consigli per il nuovo anno lunare
Se anche voi negli ultimi giorni vi siete imbattuti in una valanga di meme sui cavalli e sul ruolo di rilievo che a quanto pare ricopriranno quest’anno nelle nostre vite, c’è una spiegazione. Il Capodanno cinese è alle porte, una festività della durata di ben due settimane che ben presto, a partire dal 17 febbraio, saluterà il segno del Serpente per dare il benvenuto a quello del Cavallo.
Nella cultura antica cinese, l’animale rappresenta movimento, la libertà , la creazione: dopo il fascino, il mistero, la riflessione - e per alcuni anche la distruzione - portati dal Serpente, il nuovo anno auspica una ripartenza al galoppo carica di coraggio ed energia ritrovata. La moda, come sempre, sta già trottando al passo con il trend, lanciando qua e là collezioni ispirate al nuovo anno lunare. È possibile, però, che l’influenza del segno del Cavallo nella industry vada ben oltre le capsule collection e altri escamotage di marketing.
Le collezioni dei brand di moda per il Capodanno cinese aumentano di anno in anno. A ragion veduta, considerando che si tratta del migliore periodo di shopping per la Cina: secondo quanto riportato da Jing Daily, nel 2025 le vacanze dedicate all’arrivo del nuovo anno lunare hanno generato 501 milioni di viaggi interni, ossia un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente, e una spesa turistica in crescita del 7% fino a raggiungere i 677 miliardi di RMB (79 miliardi di euro).




Tra i brand che hanno preparato qualcosa di speciale per il Capodanno cinese spiccano Diesel, che ha presentato una capsule ad hoc, e poi Chloè, Tod’s, Loewe e Loro Piana, che hanno sviluppato adorabili portachiavi a forma di cavallino in pelle, argento, oro e altri materiali preziosi. Per il nuovo anno lunare Dior non ha pensato solo a una linea bambino, una menswear e una womenswear dedicate, ma anche a un orologio Grand Soir in edizione limitata in madreperla, oro e pietre colorate. Louis Vuitton, invece, insieme ad alcuni classici accessori monogrammati ha laccato di rosso anche un piccolo baule da collezione su cui siede un cavallino di legno e creato un’intera collezione di spille e ciondoli Vivienne Horse, in oro giallo e bianco con pavè di diamanti.
Altri hanno deciso di partecipare ai festeggiamenti del nuovo anno cinese con più intenzione, collaborando con aziende e marchi del Paese. Una scelta che posiziona i brand occidentali in questione in una situazione più vantaggiosa per rilevanza culturale e visibilità , si potrebbe aggiungere. Barbour ha lavorato insieme al menswear designer Feng Chen Wang, originario della Cina ma che attualmente ha base a Londra, per una collezione, mentre H&M ha collaborato con Jacques Wei tramite la Shanghai Fashion Week. adidas, che negli ultimi mesi è andata virale per la giacca con i frog button (disponibile solo in Cina), ha creato le sneaker Qi Flow con il brand locale Clot che riportano lo stesso dettaglio; infine Gucci, da poco sotto la direzione creativa di Demna, ha creato The Gathering, una campagna che celebra la connessione umana.
Difficile sorprendersi di fronte all’impegno con cui Burberry, maison storicamente legata a un immaginario equestre, si sta dedicando a questo nuovo anno lunare. Un cortometraggio, la collaborazione con ben tre attori e ambassador del brand (cinesi) e un’intera collezione «designed to be gifted» colorano di rosso (il colore portafortuna del Capodanno) il sito del brand, con il motivo plaid e il logo del Cavaliere Equestre che padroneggiano l’intera capsule, dalle spille dorate alle frange delle mantelle in lana, dai trench impermeabili ai foulard decorati in acquerello. In più, la maison ha chiesto all’artista Liao Wenjun di trasformare le vetrine di tutte le boutique dell’Asia-Pacifico con i suoi dipinti.
Che il 2026 sia dedicato alla figura del Cavallo è una premessa grandiosa per un brand come Burberry, nato e cresciuto per l’aristocrazia inglese della caccia alla volpe nelle lussuriose tenute di campagna, eppure sembra che i consumatori abbiano le idee ben chiare su come inserire l’energia del nuovo anno lunare nel proprio armadio. E non sembrano c’entrare molto gli elementi della campagna britannica, come i pantaloni chiari infilati in un paio di stivali alti, i blazer sciancrati, le polo e i gilet imbottiti, quanto i dettagli di una natura libera e incontaminata: il rumore degli zoccoli attutito dall’erba, la morbidezza del manto cavallino che scivola tra le dita, i muschi e i licheni che ricoprono la terra.
Nello Zodiaco cinese, il Cavallo (马, Mǎ) rappresenta l’energia vitale, il movimento e la libertà . Il 2026 è associato all’energia Yang, attiva, espansiva e solare, oltre che a un desiderio di autonomia e a un rifiuto delle costrizioni. Nella successione ciclica dei dodici animali dello Zodiaco, il Cavallo si posiziona al centro, e come una lancetta che segna l’ora di mezzogiorno incarna il picco massimo di energia; una spinta che, se non equilibrata, sfocia in impulsività e perdita di controllo. Se paragoniamo quest’idea alla concezione che l’Occidente ha dell’animale - legata al lavoro, sia esso contadino o equestre, e alla guerra - si nota una certa discrepanza.
Nel 2026, la moda dovrà prestare attenzione alla figura del Cavallo per restare al passo con i tempi (e con i meme, che ormai dettano cultura), ma dovrà abbandonare la compostezza del dressage inglese in favore di maggiore spensieratezza e divertimento - per intenderci, è più una cavalcata a pelo quella che i consumatori stanno cercando. Questa teoria è supportata dalle previsioni dei trend forecaster: Heuritech ha annunciato che i dettagli in pelliccia, i pantaloni di pelle e il plaid riceveranno picchi di ricerche nei prossimi dodici mesi; Pinterest Predicts ha affermato invece che una delle estetiche guida dell’anno sarà Wilderkind, ossia un fenomeno all’insegna di outfit ispirati agli animali (voce che nell’ultimo mese sulla piattaforma ha registrato un aumento di ricerche del 90%).
Insomma, per l’anno del Cavallo bisognerà pensare più alla fauna selvatica e meno all’equitazione. Anche se ci sono brand che sono già riusciti a bilanciare i due mondi: per la collezione Couture FW25, Schiaparelli ha presentato un vestito con una sella in pelle che faceva da corsetto, mentre un paio di stagioni fa JW Anderson ha decorato la maglieria con lunghe coccarde colorate, oggetto di studio anche da Sandy Liang, che le ha trasformate in spille, e da Hodakova, che le ha utilizzate per borse e minigonne. Noto per riutilizzare materiali di scarto, il brand svedese fondato da Ellen Hodakova Larsson ha utilizzato persino delle briglie da equitazione nella sua ultima collezione, reinterpretate come imbracatura da portare sopra a lunghe camicie grigie.
L’ispirazione dunque non è più il cavaliere, come ci hanno fatto pensare per anni Burberry o notoriamente anche Hermès e Chanel, ma il cavallo. Collina Strada lo sa bene: il brand collabora da tempo con Stella Stallion, conosciuta anche come Horsegiirl420, DJ e musicista tedesca che si è affermata per il suo look alternativo composto da una maschera da cavallo e per la traccia My Barn My Rules (Il mio fienile, le mie regole). Se pensate che collaborare un’artista come Horsegiirl420 sia un po’ troppo per un brand di lusso che questo 2026 vuole avvicinarsi all’universo equino, gli archivi dimostrano che in passato ci sono state maison e designer altrettanto audaci.
Del resto, non sono passati tanti anni da quando Martin Margiela sorprendeva l’intera industry con le Tabi, le stesse che nelle ultime stagioni sono tornate di moda finendo persino al centro di uno scandalo TikTok. E non siamo così lontani dall’anno in cui Phoebe Philo riportava un’intera schiena in cavallino su un top di Cèline (Pre-Fall 2011) o da quando Stella McCartney stampava enormi sagome equine su top, gonne, tailleur, minigonne e polo per Chloè (Spring Summer 2001). L’unica differenza tra vent’anni fa e adesso è che i brand contemporanei preferiscono metterci la faccia. Come Rick Owens, che da tempo si ispira alla silhouette del centauro sia per le calzature che per gli accessori - come quella volta in cui aveva inventato una coda artificiale, o quell’altra in cui si è apparso proprio con un cavallo per il corto realizzato insieme a Danielle Levitt.




Di tutti questi esempi, l’insegnamento che dovrebbero cogliere i brand nel 2026 è quello di divertirsi. Di lasciar perdere la noiosa, seppure elegantissima, estetica dell’equitazione inglese, e di esplorare in maniera più conscia la figura mistica del cavallo. Anche perché ormai la visibilità culturale per i brand occidentali non passa più per una superficiale resa estetica, ma per un approfondimento più filosofico del tema. In un periodo così sensibile per il lusso, per conquistare il consenso dei consumatori ai brand non basterà più spargere frange e frustini per un paio di collezioni. Bisognerà identificarsi nel trend, non cavalcarlo.














