Gli uomini, si sa, sono abbastanza rigidi quando si tratta di indossare colori. La palette dei toni neutri ha già tutto quello che serve per coprire le esigenze vestimentarie di ogni stagione e l’unico vero colore con cui molti uomini sperimentano, loro malgrado, è il blu: se fossero così audaci col resto dello spettro cromatico quanto lo sono con certi blu cobalto per i loro completi, vivremmo in un mondo diverso. Sia come sia, nell’ultima stagione di sfilate e presentazioni, quasi ogni brand ha proposto una soluzione molto appropriata alla stagione estiva, ovvero i “sorbet colors”.
Si tratta di una famiglia di colori vivaci e freschi che evocano la freschezza dei sorbetti di frutta. Alcuni di loro sono colori pastello a tutti gli effetti, altri non sono proprio pastello, ma hanno in comune la tinta sempre brillante. Dal limone al lampone, passando per il pistacchio, la menta, il mango, la pesca, il rosa anguria (che i più preparati in campo di estetica preppy identificheranno nel “Nantucket Red”) e infine per i colori di arance, mirtilli e fragole, questi colori sono saturi, luminosi e, per usare un termine impreciso ma espressivo, molto zuccherini. Ma dove li abbiamo visti questa stagione?
Tutto è iniziato a Milano quando, sulla passerella molto bianconera di Prada, il rigore della palette è stato interrotto da una serie di set di pelle rosa, verde chiaro e giallo limone. Altri sprazzi di colore nello show hanno incluso gialli veri e propri, fucsia e viola bluastri. E un altro simile terzetto si è visto da Saint Laurent a Parigi, dove sempre a metà show, sono apparsi tre look con pantaloni sartoriali e giacche impermeabili nei toni dell’arancio mango, del verde menta e di nuovo del giallo limone. Nemmeno qui mancavano maglioni-amarena, camicie rosa antico e persino un top color lime sotto un completo grigio.
In omaggio alla preppiness del Nantucket Red (modello inventato da Murray’s Toggery Shop negli anni ’60, erano pantaloni rossi che sbiadivano verso un rosa polvere) e della tradizione americana dei go-to-hell pants, Jonathan Anderson da Dior ha messo questi colori-caramella in diversi pantaloni del suo show maschile. Mentre da Louis Vuitton, Dries Van Noten e anche Celine si è molto giocato con sfumature di verde che andavano dal menta al pistacchio. Sempre negli show di Dries Van Noten e Celine, questi pastelli al saccarosio sono stati molto presenti come sprazzi di rosa shocking o rosso, ma anche in sfumature più delicate.
Anche da Willy Chavarria e IM MEN si sono viste tinte forti di rosa fragola, mentre altri rosa più tenui, quasi da milkshake, si sono visti da Comme des Garçons Shirt, Thom Browne e Ernest W. Baker. Alcuni, come Zegna e Dolce&Gabbana hanno sperimentato molto con queste tinte in questa stagione, abbinando i toni più freddi del menta con aranci più o meno bruciati. Altri hanno sperimentato col viola, come da LGN Louis Gabriel Nouchi; da Egonlab, dove si è visto un completo da uomo con maniche e gambe corte color viola chiaro e persino da Kiko Kostadinov, che incluso una specie di delicato lavanda nella sua collezione techwear.
Altrove è stato il dominio dei verdi, e specialmente del kiwi che tantissimi hanno usato, come Saint Laurent, per animare completi con un combo impensate. Sunflower a Firenze, Auralee e Paul Smith hanno tutti usato una maglia di un verde chiaro brillante per animare completi o abbinandoli invece al un azzurro intensissimo. Stesso trick del verde con l’azzurro l’ha usato Vetements, mentre hanno preferito quasi lo stesso verde puro Junya Watanabe, Soshiotsuki, Kolor e Amiri.
Tra le presentazioni, c’è stato ovviamente il campione dei colori-sorbetto, ERL, che sul rosa vivido e sul verde pistacchio abbinati all’azzurro ha costruito un’intera collezione; ma anche Givenchy che, oltre a un cappotto giallo chiaro, ha ricreato la tracksuit in pelle indossata da Timothée Chalamet in tempi non sospetti di un rosa bubblegum così intenso che ferisce gli occhi. Sempre rosa, ma chiari, e gialli alla banana si sono visti da Acne Studios e Lazsloschimdl, mentre Undercover ha chiuso con un gruppo di mantelli-impermeabili coloratissimi il suo lookbook SS27. Quello di Isabel Marant si chiudeva con una felpa rosso anguria, mentre le sfumature più caramellose del rosa sono apparse sia nella collezione di Hermès che in quella di Umit Benan.
Come si diceva in apertura, la stragrande maggioranza del mercato maschile non ama sperimentare troppo con i colori. E tutti i brand lo sanno, inclusi quella della distribuzione di massa. Basta aprire la homepage di Zara, poniamo, per vedere che la collezione estiva del brand prevede forse due top color rosa shocking, una t-shirt giallo burro e un’altra viola. In generale ci sono i colori accesi ma non sarebbe sbagliato dire che l’80% del totale è fatto da bianchi, neri, blu e beige.
La logica dietro questo mix è che gli uomini tenderanno sempre a comprare quei colori più familiari e dunque sarebbe uno spreco. Il colore viene dunque usato in minori quantità ma, proprio perché deve differenziarsi, il lusso usa quella minoranza di pezzi colorati come strumento di posizionamento, non come scommessa commerciale. Se anche Shein lavora con colori intensi, una certa tonalità precisa, con quella resa, è semplicemente irriproducibile a certi livelli di prezzo. Il verde smeraldo di un completo in pelle Prada non è “un verde” ma il risultato di una concia e un materiale specifici, di un processo di tintura che nessun fornitore da fast fashion può replicare.
La fibra pregiata trattiene il colore in modo diverso dal cotone economico o dal poliestere, restituendo una saturazione e una profondità che altrove semplicemente non esistono come opzione. Quella precisa shade, con quella precisa resa, è materialmente disponibile solo a chi lavora a un certo livello. In questo senso, i “sorbet colors” possono essere letti come nuovi segnalatori di status. Il che rende il capo colorato di lusso più facile da “giustificare” per il cliente maschile: oltre a distinguere visivamente, solo un brand di lusso può produrlo in quella sfumatura e con quella resa.
Bisogna infine pensare che, negli ultimi anni, grazie al quiet luxury (che era molto monocromo con la sua palette nautica) altri codici estivi tradizionalmente associati alla ricchezza come le polo in cotone crochet o certi motivi floreali e hawaiiani, sono stati ormai ampiamente assorbiti dal mercato di massa, e segnalano solo convenzionalità o, in termini moderni, sottomissione all’algoritmo. Il colore sorbetto, invece, resta invece uno dei pochi elementi ancora capaci di tracciare quella linea sottile ma percepibile tra chi può permettersi di osare e chi, semplicemente, compie la scelta più prudente.










