🇮🇹 Nella moda e nello sport rimanere asciutti è il nuovo status symbol - Cool Haunted by nss magazine
Come tessuti tecnici, protezione UV e capi performanti stanno conquistando il lusso, ora che il cambiamento climatico ha trasformato il modo in cui ci vestiamo
Quest’anno Pitti Uomo 110 ha preso il via durante una delle peggiori ondate di calore di sempre in Europa. A metà giugno, mentre la città di Firenze scottava a quasi 37 gradi, editor, buyer e influencer provavano a offrire la migliore immagine di sé di fronte a decine di fotografi completamente imbragati per immortalare i migliori look street style della stagione. Di fronte a un’innumerevole quantità di ventagli e alle altrettanto numerose macchie di sudore negli showroom e nelle piazze di Firenze, viene da domandarsi se la moda stia facendo abbastanza per proteggere i suoi clienti dal caldo estremo. Basterà davvero un completo di lino?
Non sappiamo se vi sia mai capitato, ma è pressoché impossibile convincere un pavone del Pitti a lasciare a casa la giacca su misura che aveva pianificato di indossare per il suo evento preferito dell’anno. A giudicare dal meteo dell’ultima edizione, però, prima o poi anche a loro toccherà abbandonare il completo in favore della t-shirt: secondo l’ultimo report sugli Indicators of Global Climate Change (IGCC), stando agli attuali livelli di emissioni, entro il 2030 il mondo supererà la soglia critica di temperatura per evitare gli effetti irreversibili dei cambiamenti climatici. In breve, tra quattro anni i pavoni dovranno posare a più di 40 gradi.


Se da un lato la moda non sta facendo abbastanza per combattere l’emergenza climatica, tanto che negli ultimi anni ha effettivamente diminuito sforzi e investimenti per le iniziative sostenibili, sembrerebbe iniziare ad interessarsi alla produzione di collezioni ingegnerizzate per contrastare il caldo, proteggere dal sole e garantire traspirabilità. È il caso del TechWear della Pre-Fall 26 di Balenciaga, che include capi traspiranti, antibatterici, ad asciugatura rapida con schermatura solare integrata, o di Claudent, brand emergente di abbigliamento realizzato con protezione UV che sta cominciando a farsi notare tra celebrity americane e affini.


«Con l’aumentare delle temperature, l’idea di capi tecnici come lusso urbano non solo appare plausibile, ma sempre più inevitabile», conferma Nick Paget, Senior Menswear Strategist di WGSN. L’abbigliamento pensato per il caldo estremo rappresenta la prossima opportunità di crescita per il lusso europeo, aggiunge l’esperto, anche perché finora il settore si è generalmente concentrato sulla creazione di indumenti che proteggono dal freddo e dalle precipitazioni - vedi il lino idrorepellente di Loro Piana Rain System® e la fibra trattata di Middle Distance, brand di Glasgow che collabora con Stone Island, Massimo Osti e C.P. Company, tra gli altri.
Per sviluppare guardaroba altamente funzionali, traspiranti e con protezione solare integrata, il lusso dovrà prendere ispirazione dallo sportswear, che ha già fatto enormi passi avanti sul campo. Appena qualche giorno fa, l’atleta norvegese Stian Dahl Sommerseth ha vinto la Eiger Ultra Trail 100K sulle Alpi svizzere con Satisfy, un brand nato a Parigi nel 2015 dalla necessità del fondatore Brice Partouche di abbigliamento sportivo che fosse altamente performante ma non noioso. Tra le tecnologie specifiche lanciate da Satisfy quest’anno c’è HeatCrush™, un tipo di mesh e micro-jersey sviluppato in Giappone che è reattivo al sudore per potenziare il raffreddamento durante lo sforzo fisico.


Tessuti traspiranti, termoregolatori, protezione UV e monitor per il consumo delle suole e dell’idratazione stanno diventando elementi essenziali per gli amanti degli allenamenti all’aperto. Ma non serve correre per 101 km con 6700 metri di dislivello sotto il sole di luglio per poter apprezzare l’abbigliamento protettivo: il trend è portato avanti da brand tecnici come Satisfy, ma sta influenzando anche chi si trova al confine tra sportswear e lifestyle urbano, come Lululemon, Arc’teryx e Gramicci. Secondo le previsioni degli analisti, il mercato dell’abbigliamento protettivo è in forte crescita, valutato 1,74 miliardi di dollari nel 2025 e destinato a raggiungere $3.34 miliardi entro il 2034.
Presto i consumatori cercheranno la stessa performance dell’abbigliamento sportivo anche nel lusso, ed è il risultato del nuovo posizionamento che il mondo dello sport ha raggiunto a livello internazionale. «Soprattutto per la Gen Z, il fitness e il benessere sono diventati sinonimi di lusso: il lusso di avere il tempo, lo spazio e le risorse per mantenersi in salute», aggiunge Paget.
Mentre potersi permettere l’abbigliamento adeguato per allenarsi è diventato sinonimo di lusso, sempre più atleti stanno entrando nel mondo della moda, con il caso più recente di Erling Haaland e la sua collezione di borse Hermès. Nel frattempo, sempre più brand si stanno interessando all’estetica sportiva, dal tennis alla Formula 1. Il confine tra i due mondi si fa sempre più sfumato, e con essi si fondono anche i rispettivi guardaroba.


«I consumatori oggi si aspettano che l’abbigliamento sia molto più versatile - continua Paget - Un capo deve essere comodo sul divano, favorire le prestazioni in palestra e allo stesso tempo risultare curato nelle occasioni sociali. È il segno distintivo di uno stile di vita di successo, incentrato sul benessere». Secondo questo nuovo status quo, il casualwear non è più casual, ma sviluppato con materiali di nuova generazione, anche se si tratta di un paio di pantaloni della tuta da indossare per guardare la televisione post-allenamento. Facendo l’esempio di Moncler, Paget aggiunge che «il concetto di “prestazioni come status symbol” è ormai profondamente radicato, soprattutto tra i consumatori urbani che, pur non avendo tecnicamente bisogno di attrezzature dalle prestazioni estreme, ne apprezzano comunque il valore simbolico».
Insomma, molto presto short traspiranti e t-shirt che proteggono dai raggi UV potrebbero riuscire a soppiantare camicie e occhiali da sole firmati, trasformando eventi come Pitti e le Fashion Week in gare di sopravvivenza, in cui vince chi suda meno. Come ha dimostrato la grandinata che ha colpito Milano durante lo show di Bad Bunny dello scorso sabato, però, la schermatura solare potrebbe non essere l’unica protezione su cui la moda dovrà scommettere.








