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Riusciamo ancora a guardare la televisione? Nel senso guardarla per davvero, senza fare altro, senza telefono in mano? È difficile capire se sia colpa della nostra scarsa attenzione o di un ecosistema di contenuti sempre più mediocri, ma ormai la maggior parte delle persone scrolla mentre guarda la TV. L’industria dello streaming se ne è accorta: Netflix ha iniziato a chiedere agli sceneggiatori non solo trame più semplici, ma anche dialoghi in cui i personaggi spiegano apertamente cosa stanno facendo, così da aiutare chi guarda. Un glitch che ha dato vita a una nuova categoria di contenuti chiamata casual viewing, ossia contenuti progettati per essere guardati mentre si fa altro.
Mentre le piattaforme di streaming si adeguano a questo nuovo pubblico sempre più distratto e indaffarato, Meta e TikTok spingono per portare i social media direttamente in TV. Come se non fosse più sufficiente tenerli in tasca, adesso questi colossi vogliono proiettare le piattaforme di contenuti brevi su uno schermo ancora più grande - forse per vendere meglio le pubblicità.
A dicembre 2025, Meta ha lanciato Instagram TV, un’app apposita per Smart TV che porta i reel sui grandi schermi di casa. La mossa, che TikTok aveva già fatto nel lontano 2023, è servita ad aggredire il “lean-back viewing”, ossia il momento in cui lo spettatore si siede sul divano per consumare i contenuti in maniera passiva, che sia in solitaria o in compagnia.
Se applicazioni come Instagram TV dovessero affermarsi, potremmo assistere all’arrivo effettivo di una nuova televisione. Ormai i social sono sempre meno “social”, con solo una piccola parte della categoria dei media effettivamente dedicata al comunicare con amici e familiari. Oltre l’80% del tempo trascorso su Facebook e oltre il 90% del tempo trascorso su Instagram è dedicato alla visione di video creati da user che nemmeno conosciamo.
In Everything is television, Derek Thompson spiega come tutto stia convergendo verso la forma di “unico flusso continuo”. Non importa se lo si chiami social media, streaming, short-form: tutto sta convergendo verso la stessa forma con video brevi, progettati per essere consumati passivamente. E il termine “passivo” sembra essere il fil rouge che ci lega all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
La risposta dei colossi dello streaming all’arrivo dei social media in TV non sembra essere quella di produrre contenuti migliori per cercare di riconquistare la nostra attenzione, anzi il loro impegno sembra rivolto adesso all’acquisto dell’intera filiera produttiva: Netflix è in fase di approvazione per acquisire Warner Bros, Amazon ha già comprato MGM mentre Disney possiede 20th Century Studios. Il CEO di Netflix, poi, ha dichiarato esplicitamente che le release esclusive in sala cinematografica «non sono consumer-friendly», chiedendosi il senso di aspettare 45-90 giorni per vedere un film a casa quando si potrebbe avere in maniera veloce ed immediata. Non immagino quali saranno le conseguenze per il settore cinematografico, ma difficilmente potranno essere positive.
L’ultima frontiera della televisione tradizionale sembra essere lo sport, un fenomeno che continua a riunire appassionati di fronte allo schermo e che Netflix sta già adocchiando per il proprio business. La piattaforma si sta muovendo per occupare anche questo settore, con il CEO Reed Hastings che ha affermato più volte di voler espandersi nello streaming sportivo.
Ci sono altri modi, però, in cui alcune piattaforme stanno riuscendo a tenere collegati anche gli spettatori meno attenti: in occasione del ventesimo anniversario di High School Musical, Disney ha spezzettato l’intero film in 52 clip per pubblicarlo integralmente sull’account ufficiale di Disney+ su TikTok. Milioni di persone hanno guardato gli spezzoni e commentato con altri utenti, creando inaspettatamente una nuova esperienza sociale. Tattle TV, invece, ha annunciato che trasmetterà in streaming The Lodger (Il pensionante), film muto prodotto nel 1927 e diretto da Alfred Hitchcock, sulla sua piattaforma verticale. Uno dei primi casi noti di un lungometraggio classico completamente riformulato per un consumo verticale.
Mai sentito parlare dei microdrama? Sono mini serie tv della durata di circa un minuto, pubblicate in formato verticale e dalla trama romance-drama. Il loro punto di forza non sta nella qualità narrativa (data l’evidente recitazione amatoriale e produzione low-budget), ma nel modello di business che replica - non a caso - i meccanismi dei mobile game, che creano dipendenza. Eric Wei li ha paragonati a «OnlyFans, but for women» per la loro natura allusiva e perché, quando una scena sembra sul punto di scaldarsi, viene chiesto all’utente di pagare per continuare la visione.
Nonostante la scarsa qualità, il mercato sta credendo nei microdramma abbastanza da investirci centinaia di milioni. TikTok ha lanciato PineDrama come app dedicata, mentre la start-up GammaTime ha raccolto $14 milioni da investitori come Kris Jenner e Kim Kardashian. A rendere questo genere ancora più scalabile e potenzialmente redditizio è la possibilità di essere potenziato con AI, con la linearità di trama e la qualità relativamente bassa del prodotto che rendono semplice creare nuovi episodi anche per un algoritmo.
Occhio però a dichiarare il cinema fuori dai giochi: secondo il rapporto annuale di Cinema United, nel 2025 si è registrato un aumento del 25% della frequentazione delle sale da parte della Gen Z, mentre secondo il report del National Research Group, il 59% della Generazione Alpha preferisce guardare un film al cinema invece che a casa. Chi è cresciuto con un iPad e un telefono in mano, dunque, sembra non essere pronto a lasciare le sale cinematografiche.
Piattaforme come Letterboxd e nicchie come #FilmTok stanno motivando utenti di tutto il mondo ad andare a vedere nuovi film in sala, incoraggiandoli allo stesso tempo a indossare i panni dei critici mentre lo fanno. Per il pubblico più giovane, Gen Z e Gen Alpha, la rivoluzione dello streaming forse non è stata così scioccante come per chi è nato nell’era pre-smartphone, il che spiegherebbe la loro predilezione per il cinema in quanto esperienza autentica. In risposta a questa nuova tendenza, molte sale stanno rendendo l’esperienza di visione più lussuosa ed esclusiva attraverso poltrone più grandi, comode e reclinabili, cene/cocktail in sala e merchandising da veri collezionisti.
Per il cinema non è detta l’ultima parola. Sarà interessante vedere cosa accadrà nel caso in cui Netflix completerà davvero l’acquisizione di Warner Bros, e se i microdrammi evolveranno in contenuti in grado di competere per trama e qualità. Per quest’ultima previsione, le aspettative sono basse.












